Il Calendario dell'Ordine – Gennaio

Da febbraio 20, 2009

“AGNI  DELLA  SANTA  GREGGIA“

Diario Domenicano scritto da Suor PETRA GIORDANO

Gennaio

Le devozioni dell’Ordine

IL SS. NOME DI GESÙ

I figli di S.  Domenico attinsero al cuore stesso del loro glorioso Fondatore l’amore e il culto per il SS. Nome di Gesù, di quel Nome che essi dovevano annunziare ai popoli. Il B. Giordano, immediato successore del Beato Patriarca, compose il Piccolo Ufficio del SS. Nome: questo Nome dolcissimo suonò di fuoco sulle labbra di S. Caterina da Siena, brillò a caratteri di sangue sul petto del B. Enrico Susone, ebbe il suo apostolo nel B. Giovanni da Vicenza che per primo introdusse il saluto cristiano “ Sia lodato Gesù Cristo “.  Ma questa devozione divenne tutta propria dell’Ordine allorché il Papa Gregorio X affidò ai nostri Padri l’incarico di propagare tra i fedeli l’amore e il rispetto per il SS. Nome di Gesù e, poi, l’uso d’ inclinare il capo nel pronunziarlo, uso che poi entrò nel cerimoniale dell’Ordine. Non solo i Religiosi predicarono con ardore la santa devozione, ma incominciarono a dedicare nelle loro Chiese altari al S. Nome di Gesù e a congregare gruppi di fedeli che s’impegnassero ad onorare in tutti i modi il S. Nome e ad impedire il più possibile la bestemmia e il turpiloquio. Ebbe così origine la Confraternita del SS. Nome che i nostri Padri istituirono e diressero in tutte le nostre Chiese e che S. Pio V eresse canonicamente nel 1571 con tutti i privilegi e le indulgenze.  Negli Stati Uniti di America essa è divenuta quasi un’opera sociale. Più di due milioni di uomini vi sono ascritti, i quali si impegnano di difendere attivamente la dottrina e la morale della Chiesa. Nella seconda domenica di ogni mese nelle nostre Chiese si fa una processione in onore del SS.  Nome cui è annessa l’indulgenza plenaria: bella pratica pubblica della Confraternita.

 

01 Gennaio
Beato Serafino Capponi della Porretta
Bagni della Porretta I536  –  Bologna 1614

Il Beato Serafino Capponi, insigne Teologo Domenicano, fu grande per la santità e la dottrina.  Vestì l’abito domenicano a 15 anni nel Convento di S. Domenico di Bologna. Vi portò quella fragranza di purità che parve essere una speciale prerogativa dei veri figli di S. Domenico e che nel Beato ebbe un non so che di celestiale. Nato in una famiglia ricca per censo e ancor più per virtù, aveva ricevuto la prima e preziosissima grazia di una perfetta e cristiana educazione.  Vestito con immensa gioia il S. Abito, iniziò quella intensa vita di studio, di orazione e di penitenza che dette poi tanta luce di esempi e tanti frutti di vera santificazione per le anime. Sulla cattedra fu salutato un S. Tommaso redivivo, sul pergamo ebbe la parola eloquente e persuasiva, pervasa di celeste unzione. Fu anche scrittore fecondo. Ma tanta ricchezza di doni non alterarono in nulla la sua umiltà che fu profondissima. Già Lettore e Predicatore provetto, per aver alzato un po’ la voce in una discussione teologica, gli fu imposto dal Priore di mangiare in terra, in mezzo al refettorio: vi si sottomise con commovente umiltà.  Carico di anni e di fatiche, ammalato e tutto coperto di ulceri, non volle deporre gli indumenti di lana e tutto assorto in Dio non aspettava che il Cielo, seguitando a dettare le sue dotte e devote esposizioni sul Salterio. Negli ultimi momenti quest’anima candidissima si batteva il petto come il più gran peccatore, spirando in un impeto di celeste ardore.  Iddio lo onorò con molti miracoli.

 

01 Gennaio
Beata Stefana Quinzani.
Orciano  (Brescia) 1457  –  Soncino  1530

La Beata Stefana nacque a Orciano, ma visse poi in Soncino, dove nel Convento dei Domenicani era luce a tutti di mirabile santità il beato Matteo Carceri, il quale predisse alla nostra Beata, ancora bimba , una ferita di divino amore, come egli portava. A sette anni Stefana fece voto di castità e Gesù apparendole le mise in dito un anello prezioso. Essa prese l’Abito del Terz’Ordine a 15 anni, ma già in precedenza ne era stata rivestita dal glorioso Padre Domenico in una celeste visione.  Fu cinta dagli angeli del cingolo di S. Tommaso, restando per sempre confermata in una perfetta purità. La Beata Stefana fa parte di quell’eletto stuolo di Vergini Gustane che hanno portato nel corpo e nello spirito tutti i dolori del Salvatore. Per quarant’anni, infatti, in ogni venerdì, sperimentò l’intera Passione di Gesù e portò impresse nel proprio corpo le sacre Stimmate. Come a S. Caterina da Siena, le fu cambiato miracolosamente il cuore, ed ebbe il dono di conoscere i più occulti pensieri e le cose future. Tanta copia di celesti carismi fruttificarono in un intenso apostolato, che si estese ad ogni classe di persone. Un giorno Gesù apparendole le disse: “Figliola, tu mi hai fatto il dono completo della tua volontà, quale ricompensa desideri?” “Non voglio altra mercede che Te medesimo“, rispose Stefana. Morì santamente pronunziando le parole di Gesù sulla croce: “In manus tuas Domine, commendo spiritum meum“!

 

01 Gennaio
Beata  Zedislava dei Berka
Strizanov  (Boemia)  1210  –   Gabel   1252

La Beata Zedislava è uno dei primissimi fiori di Santità sbocciati nel Terz’Ordine Domenicano tra le nazioni slave. Nobilissima di nascita, a sette anni fuggi dal severo castello di Strizanov, di cui suo Padre era Signore, per nascondersi nella solitudine, dove già l’attirava un desiderio immenso di dedicarsi a Dio. Ricondotta a casa, e forse severamente punita, si sottomise umilmente alla volontà dei genitori, che, giovanissima, la dettero in sposa a Gallo di Jablona, Signore di Gabel e Laemberg. Nella nuova vita di sposa e di madre e tra le distrazioni di un Castello principesco, non si affievolì in Zedislava quell’interna fiamma, che, ancora bimba, l’aveva sospinta nel deserto, anzi divampò più ardente che mai, alimentata dall’ardente preghiera e da ininterrotte penitenze.  Noi vediamo così questa nobile Dama che sa vivere come un’anacoreta e nel medesimo tempo adempiere perfettamente tutti i doveri di padrona di casa, mentre con la parola e con l’esempio sa rendersi guida e maestra di robusta vita cristiana ai figli, al marito, a tutto quel mondo di vassalli, di servi, di poveri, che formano il suo piccolo popolo. E chi di loro non ricevette un soccorso, una parola, un materno sorriso? Quanti malati ributtanti curarono quelle benefiche mani, quante lacrime asciugarono! Il Signore volle premiare tante virtù con una gioia inaspettata. L’arrivo dei Figli di S. Domenico, che andavano spargendosi allora in tutto il settentrione. Essa li volle nella sua Gabel e divenne loro sorella vestendo l’Abito del Terz’Ordine.  Morì ancor giovane.

 

4  Gennaio
Ven.  Madre Sr.  Maria  Carafa
Fondatrice del Monastero della Sapienza di Napoli
Napoli   1468  –   1552

La Madre Maria Carafa fu sorella di Padre Carafa che fu poi Papa col nome di Paolo IV.  A 22 anni essa, disprezzando gli agi e gli splendori della sua nobilissima Famiglia e superando con ferrea volontà l’opposizione dei suoi, si monacò fra le Domenicane del Monastero di S. Sebastiano in Napoli. Nella maggior parte dei Monasteri dell’Ordine, a quei tempi, lo spirito religioso era molto affievolito, sebbene nelle diverse Province fervesse quel consolante movimento di riforma iniziato dal Beato Raimondo da Capua.  Suor Maria però seppe vivere in fervore di vita ed in austerità di penitenza, che le
procurò atroci calunnie da parte di chi vedeva in lei un tacito rimprovero alla propria rilassatezza. La fervente Religiosa si affinava così nella prova e si preparava inconsapevolmente alla sua missione.  La Provvidenza stessa le aprì la strada e la obbligò a uscire dall’ombra in cui per lunghi anni aveva voluto rimanere e, autorizzata dal Pontefice Clemente VII, con Bolla del 9 settembre 1530, fondò il celebre Monastero della Sapienza, stabilendovi le prime costituzioni dell’Ordine, senza nessuna attenuazione. Volle la clausura strettissima, secondo il pensiero del Beato Patriarca Domenico, e introdusse sapientissime norme perché fosse meglio osservata, norme che furono poi abbracciate da tutti gli altri Monasteri di Napoli, anche da quelli appartenenti ad altri Ordini.  La Madre Carafa ebbe il dono di un’altissima orazione e fu favorita di grazie insigni.  Dopo morte Iddio attestò con grazie e segni meravigliosi la sua santità.

5 Gennaio
Ven. Padre  M. Alberto  Radente
Napoli    1817   –   1885

Questa bella e santa figura di Domenicano è rimasta un po’ nell’ombra, ma la sua azione, specialmente in un periodo tanto doloroso per la Chiesa e per l’Ordine, fu profonda e duratura. Il Padre Radente entrò nell’Ordine a 15 anni nel Convento di S. Pietro Martire in Napoli. A una vita santa congiunse spiccate attitudini allo studio. Si distinse per una profonda conoscenza delle dottrine mistiche che fece di lui un direttore d’anime e un consigliere ricercatissimo. In casi difficili e delicati ricorrevano a lui prelati ed eminenti religiosi.  Guidò alla santità anime elettissime già proposte agli onori degli altari.  Il Padre Radente fu dapprima Professore in S. Domenico Maggiore in Napoli, poi passò allo Studio di Bologna dove insignito del grado di Maestro in Sacra Teologia, divenne Reggente degli Studi. Eletto Priore di S. Domenico Maggiore tornò a Napoli, per compiervi fino alla morte un immenso apostolato. La bufera rivoluzionaria lo scacciò dal suo caro S. Domenico insieme ai Confratelli: era il 7 ottobre 1865 L’amarissima prova non l’abbattè, ma con rinnovato ardore si dedicò tutto alla propagazione del Terz’Ordine e del S. Rosario, riducendosi a vivere in una casetta privata con alcuni Confratelli. L’umiltà eroica, la bontà sconfinata gli meritarono il dolce appellativo di “Padre benigno”. Ai suoi piedi Bartolo Longo, l’Illustre Fondatore di Valle di Pompei, ritrovò quella fede luminosa miseramente perduta che fecero di lui un Santo e un Apostolo.  Gloria del Padre Redente è appunto l’essere stato l’ispiratore delle grandi Opere Pompeiane, il più bel miracolo di fede dei giorni nostri.

6 Gennaio
Ven. Padre Matteo De  Ocheda
Burgos  1476  –   1576

La singolarissima storia di questo Religioso centenario riempie il cuore di tenerezza.  Egli prese l’Abito domenicano nella Provincia di Pastiglia, ma poi passò in quella del Portogallo insieme al Padre Girolamo di Pariglia che vi si recava a riformarla.  Affiliato al Convento di Lisbona il Padre Matteo de Ocheda fu compagno del provinciale, P. de Pariglia, in tutto il tempo del suo governo e degli altri quattro Provinciali suoi successori, ” cosa  –  dice l’antico storico –  che non sia ad altri accaduto “. Egli propagò e sostenne l’osservanza con l’amabilità e la persuasione, e soprattutto con l’esempio, sicché fu il braccio destro dei Superiori e l’amico di tutti i Confratelli. Fu attivissimo nel ministero fino all’estrema vecchiezza e al sopraggiungere della peste, benché centenario, prese lui l’incarico di assistere tutti i Confratelli attaccati dal terribile morbo.  Passata l’epidemia si presentò al Priore dicendogli: “Padre, nella mia lunga vita ho evitato con diligenza di arrecare molestia alcuna ai miei Confratelli, ma ora la mia morte è vicina, vicinissima, e sebbene non avrò malattia, pure dovranno prestarmi l’ufficio della sepoltura; io vorrei Padre, che in quel giorno facesse una pietanza in più ai Frati, per la quale ho portato questa elemosina che ora mi è stata donata”. Il Priore promise e dopo qualche giorno il santo vecchio fece radunare tutti i Frati intorno al suo letto e serenamente tra le loro preghiere spirò. Era la notte antecedente l’Epifania e, cosa insolita, i funerali furono celebrati con i paramenti della festa.

 

7   Gennaio
Ven.  Maria  Raggi
Chio    1552  – Roma   1600

La Ven. Maria Raggi, gemma del Terz’Ordine di S. Domenico, nacque da pii e nobili genitori.  Segni celesti preannunziarono la sua nascita e fin dai primi anni volse a Dio tutto il suo cuore.  A Lui avrebbe voluto consacrare il fiore della sua verginità, ma essa era destinata a fiorire nel mondo, tra il turbinio di mille tempeste. Per l’inflessibile volontà del padre si unì in matrimonio, giovanissima, con un distinto gentiluomo dal quale ebbe 4 figli, due dei quali se ne tornarono presto in cielo, mentre gli altri due si consacrarono a dio nell’Ordine di S. Domenico. Nei pochi anni passati nel matrimonio conobbe le ambasce della fuga e dell’esilio. Chio, infatti, fu invasa dai Turchi e solo dopo molte peripezie poterono mettersi in salvo a Messina. Ma fu un breve respiro, perché dopo poco il marito fu preso da quei barbari e ucciso. Ed ecco Maria vedova a soli diciotto anni, con due figlioletti, lontana da tutti.  In uno slancio di fede si volse a Dio al quale volle stringersi per sempre col voto di perpetua castità. Vestì poi l’Abito del Terz’Ordine iniziando una vita più celeste che terrena. Col martirio volontario di un’aspra penitenza si preparò alle sublimi ascensioni dello spirito meritando da Dio doni e grazie meravigliose. Ricevette le sacre Stimmate e la corona di spine che portò con indicibile spasimo fino alla morte. Essa l’aveva chiesto con ardore e si era sentita rispondere da Gesù: “Maria, sposa mia, tu mi seguirai sempre, con la croce fino alla morte“. Ricevette dalla Madonna un mistico anello, come segno della sua unione e trasformazione in Dio.  Operò moltissimi miracoli in vita e in morte.

 

8 Gennaio
La serva di Dio  M.  Rosa Giannini
Napoli   1670  –  1741

Maria Rosa Giannini, gemma del Terz’Ordine domenicano in Napoli, fu vera eroina di fortezza cristiana. Fin dai primi anni si sentì attratta dallo Sposo delle Vergini e per liberarsi dalle insistenze materne che cercava in tutti i modi d’indurla al matrimonio con un gesto deciso offrì i suoi capelli alla Madonna. Vestito, dopo anni di prove e di difficoltà di ogni genere, l’Abito del Terz’Ordine di S. Domenico, ne visse profondamente lo spirito contemplativo e apostolico. Iddio la condusse per la via regale della Croce. Per più di quarant’anni strane e incurabili malattie la consumarono nel corpo mentre lo spirito veniva attanagliato da quelle amarissime prove che fanno morire nei Santi  tutto l’umano onde disporli alla perfetta unione con Dio. Anima eminentemente contemplativa, favorita da grazie mistiche eccezionali, avrebbe anelato solo al silenzio e al ritiro, ma Dio l’aveva destinata alla salvezza di  molte altre ed essa, da vera figlia di S. Domenico, seppe sacrificare le più sante e legittime attrattive per donarsi tutta al prossimo. S’impose di accogliere sempre amabilmente tutti quelli che a lei si rivolgevano, ed erano molti! Fece un immenso bene e operò conversioni strepitose. Ebbe il dono dei miracoli e della scrutazione dei cuori. Alla sua morte sul suo corpo si trovarono tre ferite in direzione del cuore, che, come lei stessa aveva confessato, aveva ricevute in mo
do miracoloso in tre feste della SS. Trinità. Morì in fama di gran santità e fu anche iniziato il processo di beatificazione.

 

9    Gennaio
La Serva di Dio Paolina Jaricot
Fondatrice dell’Opera della Propagazione della Fede
Lione   1799  –  1866

Il solo nome di Paolina Jaricot, Fondatrice dell’Opera della Propagazione della Fede e del Rosario vivente, è una gloria per la Chiesa e per la Francia. Questa grande Terziaria Domenicana fu l’ultima dei sette figli di una famiglia di antica fede. Allorché nel novembre del 1804, il grande Pontefice Pio VII passò per Lione, Paolina, allora di cinque anni, insieme al suo fratellino Philéas, ricevette la sua benedizione  e il suo sguardo paterno. Philéas, divenuto Sacerdote, morì martire della carità, a soli 33 anni: a Paolina era riservato un più lungo calvario, fecondo di opere immortali. A sei anni la bimba già sognava di poter sollevare tutte le umane miserie; la Prima Comunione le mise in cuore un amore appassionato per Gesù; giovinetta piena di grazie e di attrattive, a Lui solo seppe restare fedele. Ma la rivoluzione aveva accumulate sulla sua Patria rovine su rovine e Paolina piena dello spirito di Dio si consacrò interamente all’opera di riedificazione. Prima per ispirazione del fratello, organizzò l’Opera della Propagazione della Fede che, con mezzi semplicissimi, impegna il popolo cristiano al soccorso dei Missionari, poi fondò il Rosario vivente, per riportare la preghiera e la meditazione dei misteri della fede nelle famiglie scristianizzate. Queste Opere divennero mondiali, visibilmente volute e benedette da Dio. Egli voglia presto glorificare questa infaticabile Apostola.

 

10    Gennaio
Beato Angelo di  Portasole
Perugia – Ischia  ( Viterbo ) 1334

Il Ven. Padre Angelo da Portasole, fu mostrato a sua madre, prima che nascesse, in sembianze di cane che fortemente abbaiava. Nacque nel giorno degli Angeli e portato verso sera alla Chiesa parrocchiale per essere battezzato, comparve nel cielo una splendida luce che dalla sua casa l’accompagnò fino al sacro Fonte. Fu chiamato Angelo, e non solo fu angelo per virtù, ma anche nel volto portò impressa un’angelica bellezza. Di tredici anni vestì il bianco Abito domenicano, che parve proprio fatto per lui e fu religioso di singolare santità e di profonda dottrina. Insegnò con onore in diversi Conventi, ma più che altro si distinse nella sacra predicazione. Fu un trascinatore di folle e portò a Dio gran numero di anime. I più ostinati dovevano cedere alla forza delle sue parole che uscivano da un cuore infiammato di carità. Quando scendeva dal pulpito tutti volevano baciare le sue vesti ed essere benedetti da lui. Convertì giudei, usurai, donne cadute. Estinse odi inveterati e discordie mortali. Ricorrevano così frequenti sul suo labbro i nomi di Gesù e di Maria e li pronunciava con tanto ardore che comunemente veniva chiamato il “Padre Angelo di Gesù e Maria”. Giovanni XXII lo fece suo Penitenziere e poi Vescovo di Grosseto.  Per dieci anni governò da santo la sua Chiesa. Morì in visita pastorale come aveva predetto. Prima di partire si era confessato dal Priore di Perugia e lo aveva pure pregato di seppellirlo in quella Chiesa dove aveva ricevuto il S. Abito e dove infatti riposa.

 

11   Gennaio
Beato Bernardo Scammacca
Catania   1486

Il Beato Bernardo della nobile famiglia catanese Scammacca, sebbene educato cristianamente, non seppe sfuggire alle insidie tese dagli agi della vita e dalle lusinghe del mondo alla sua inesperta giovinezza e scivolò in una vita di disordini. Ma costretto all’immobilità da una dolorosissima piaga a una gamba, la voce del Signore si fece sentire al suo cuore invitandolo a cambiar vita. Bernardo non respinse la celeste ispirazione e ribattezzato nelle lacrime di una viva contrizione, appena guarito si presentò al Convento dei Domenicani per esservi accolto ed abbracciarne tutte le austerità. Le sue ascese nella santità furono mirabili, ma più mirabile ancora fu l’assoluto nascondimento in cui seppe tener celate tante virtù e tanti eroismi. La luce che possedeva però irradiò al di fuori e specialmente sulle anime traviate della cui salvezza era assetato. Anche del suo beato transito la storia nulla ci tramandò e la comune sepoltura del Frate accolse i suoi resti mortali. Solo la voce dei miracoli ruppe tanto silenzio. Si volle allora trasportare il sacro corpo in luogo più degno e allorché si aprì la vecchia sepoltura ne esalò un celeste profumo mentre le campane cominciarono a suonare a festa. Il Beato fu trovato intatto come ancor oggi si vede, veneratissimo dal popolo che sempre ricorre a lui con fiducia.

 

12 Gennaio
La Serva di Dio Suor Anna De Angelis de Monteagudo
Arequipa  ( Perù ) 1606  –   Arequipa   1686

Tra i magnifici fiori di santità sbocciati nel Nuovo mondo e che attendono la suprema glorificazione della Chiesa, va annoverata la Serva di Dio Anna De Angelis, la cui vita fu tutta un profumo di umiltà e di nascondimento.  Fu questa la vocazione particolare che Iddio fece sentire potentemente al suo cuore e che essa senza indugio seguì, sacrificando giocondamente gli affetti familiari, le gioie dell’amicizia, tutto quello che di bello e anche di santo avrebbe potuto godere nel mondo. Vestì l’Abito Domenicano nel Monastero di S. Caterina da Siena, dove trascorse nella più stretta clausura la sua non breve esistenza, nella più eroica fedeltà alla sua santa vocazione. E nella fedeltà si può riassumere tutta la sua vita che in nulla uscì dall’ordinario. Fedeltà alla Regola che osservò con gelosissima cura, fedeltà agli esercizi di pietà ai quali portò un fervore sempre nuovo e che mai trascurò, né per malattie, né per le interne sofferenze in cui Dio la purificò a lungo. Tanta luce di virtù mosse i Superiori ad affidarle la direzione del Noviziato nel quale ufficio si rivelarono ancor più le sue belle qualità di mente e di cuore. In seguito fu anche Priora. Poté così effondere sulle anime a lei affidate tutti i tesori del suo spirito e guidarle con dolce fermezza nelle più alte vie della perfezione. La sua memoria rimase in benedizione e per la fama crescente di santità fu iniziato il Processo di Beatificazione.

13 Gennaio
Beato Antonio di S. Maria

  1. Maria della Neiva –  Aveiro  1478

Il Beato Antonio fu detto di S.  Maria dal luogo di nascita nei pressi di Braga. Egli fu illustre per molti miracoli e negli antichi Martirologi dell’Ordine ebbe il titolo di Beato, sebbene il suo culto non sia confermato.  Egli vestì il S. Abito nel Convento di Aveiro sorto da poco sotto la più stretta osservanza. Il Beato Antonio fu così educato alla più fervente pratica dello spirito e delle leggi dell’Ordine e in breve si vide adorno di tanta santità e dottrina, di tanta prudenza e moderazione, che nel 1438 il giovane Religioso venne istituito dal Maestro Generale, Vicario Generale dei Conventi di Portogallo. Come Superiore si cattivò gli animi di tutti i sudditi, cosa non tanto facile quando si vuol riformare e perfino da altre Province accorrevano i religiosi volenterosi per mettersi sotto il suo governo. Tenne il posto per 19 anni, dopo dei quali, volendo riunire ai Conventi osservanti quello di Evora, com’era desiderio della maggior parte dei religiosi del medesimo Convento, il diavolo geloso e furente di tanto bene scatenò una tale tempesta che il Beato, per amore di pace , rinunciò alla carica, e si ritirò alla quiete della sua cella. Ma fu per poco, perché il Maestro Generale l’obbligò a riprendere il govern
o con ampi poteri di ridurre all’osservanza tutti quei Conventi che nella sua prudenza avesse creduto conveniente riformare. Fu il Beato Antonio che consigliò e sostenne la B. Giovanna, Principessa di Portogallo, nel conseguimento della sua santa vocazione.

14 Gennaio
Ven. Fra Giacinto Buono
Amalfi  –  Napoli 1633

Fra Giacinto Buono vestì l’Abito di Fratello Converso di S. Domenico in Napoli. Il gioioso fervore con cui intraprese il divino servizio non sfiorì mai in lui e la serena pace del cuore traspariva dal suo sembiante così devotamente lieto da restarne colpiti gli stessi secolari. Non solo la gente del popolo, ma anche distinti personaggi e perfino il Viceré e la sua nobile Consorte ebbero per lui una vera devozione, fatta di stima e di ammirazione. Ma la sua umiltà non ne veniva neppure sfiorata.  Dice l’antico storico: “A tutti riveriva e si abbassava anche ai più infimi“. La sua penitenza durò tutta la vita: i digiuni erano continui; come il suo glorioso Patriarca Domenico non ebbe mai cella, passando le notti in Chiesa dove per terra o appoggiato a una predella d’altare prendeva i brevi riposi.  La sua ubbidienza fu tanto perfetta che Dio la premiò con veri miracoli. E così attraverso il perfetto rinnegamento di sé arrivò a una sublime unione con Dio e spesso l’ardore dello spirito lo sollevava estatico da terra. Questi suoi assorbimenti in Dio però non gli facevano trascurare minimamente i suoi doveri e come tutti i Santi fu attivissimo. Nel tempo che fu sacrestano riuscì a fondare, con le elemosine dei fedeli, una cospicua rendita per il decoroso mantenimento della Cappella del SS.  Sacramento e del S. Padre Domenico. Alla sua morte fu incredibile il concorso dei fedeli: fu venerato come un santo e molte grazie furono attribuite alla sua intercessione.

 

15   Gennaio
Beato  Francesco   de   Capillas
Primo martire domenicano in Cina
Baquerin  del  Campo  1607 – Fo-gan  1648

Questo glorioso Martire vestì l’Abito di Frate Predicatore a soli 17 anni nel Convento di S.  Paolo a Valladolid. D’ingegno vivo e perspicace si dedicò con felicissimi risultati allo studio delle sacre scienze, ma tra i suoi Confratelli brillò principalmente per l’ardentissimo amore di Dio e per l’esatta osservanza delle regole. Da vero figlio di S. Domenico anelò alle Missioni lontane tra gl’infedeli, chiese quindi di passare alla Provincia del SS. Rosario delle Filippine, sorta principalmente per la evangelizzazione delle immense regioni dell’estremo Oriente e che ben meritò il titolo di Provincia dei Martiri. Il Beato s’imbarcò per quelle Isole lontane nel 1631. Giunto alla sospirata meta dopo penosissima navigazione, fu dapprima destinato alla Missione di Cagayan nelle Filippine e dopo dieci anni d’indefesso lavoro poté finalmente partire per la nuova Missione della Cina da poco instaurata nel Fo-kien dal valoroso Missionario Domenicano Angelo Cocchi. Il suo arrivo rianimò l’affranto Padre Giovanni Garcia, rimasto solo e subito incominciò il suo coraggioso apostolato.  L’ardore del suo zelo pareva moltiplicasse la sua presenza e volava da un luogo all’altro perché arrivasse il suo soccorso a un maggior numero di anime. Ma caduta la Provincia di Fo-kien nelle mani del Tartaro invasore, per i cristiani non vi fu più pace. Il Beato de Capillas, già macerato dalle penitenze e dalle fatiche si offrì a Dio in olocausto per le anime. Catturato dai persecutori dopo lunghi e inauditi tormenti gli fu mozzato il capo. Fu iscritto nel catalogo dei Beati da S. Pio X.

16    Gennaio
Beato  Gundisalvo   d’Amarante
Amarante   1259

A lode del Beato Gundisalvo, il Breviario domenicano lo chiama illustre specchio dei pellegrini, degli anacoreti e dei predicatori. Nato da illustre famiglia, fu iniziato al Sacerdozio dal suo medesimo Pastore, l’Arcivescovo di Braga, il quale ben presto gli affidò in cura la Chiesa di San Pelagio in Fiscella. Desideroso di visitare i luoghi santificati dalla presenza di Gesù vi si recò col permesso del suo Arcivescovo, lasciando l’amato gregge alle cure di un Vicario. Ritornato dopo molto tempo il Vicario l’accolse o meglio lo respinse come un intruso e Gundisalvo, senza un lamento si ritirò in una solitudine presso Amarante, per vivervi da anacoreta. Ma dopo un po’ chiese alla Madonna un segno del divino beneplacito e la Vergine gli apparve ingiungendogli di rendersi  religioso in quell’Ordine dove il suo Piccolo Ufficio si cominciava e si chiudeva con l’Ave Maria. Gundisalvo docile si mise in cammino e guidato dalla provvidenza bussò alla porta dei Frati Predicatori di Guimares, dove comprese che era quello l’Ordine indicato dalla Madonna. Vestito il S. Abito e finito il Noviziato fu dai Superiori mandato di nuovo in Amarante, dove evangelizzò instancabile quelle rozze popolazioni. Riuscì pure, per utilità dei poveri viandanti, a far costruire un ponte sul fiume Tago che scorreva rapido e pericoloso in quei pressi. Morì consunto dagli anni e dalle fatiche adagiato sulla paglia, circondato dal suo popolo accorso a ricevere un’ultima benedizione. La Madonna venne a prenderlo in una festa di Angeli per condurlo in Cielo.

17 Gennaio
Ven.  Giovanni  Alberto  Tabacco
Venezia   1656  -1721

Questo venerabile Religioso quando era fanciullo, frequentando la Chiesa dei Carmelitani guardava ammirato il raccoglimento di quei Religiosi e sforzandosi d’imitarli diceva con incantevole semplicità al Signore: “O mio Dio, potessi avere un estasi anch’io!“.  Giovinetto chiese l’Abito del Carmelo ma non fu giudicato idoneo per la salute: infatti una febbre lenta lo consumava. Fu allora presentato al santo Domenicano Marcantonio Ricci, il quale incantato dalle belle virtù del giovane, se lo strinse al cuore e a quel santo abbraccio la febbre sparì. Accettato nell’Ordine partì tosto per il Noviziato di Conegliano dove si distinse per un gran fervore che mai in seguito si affievolì, anzi s’intensificò cogli anni. Assegnato al Convento del SS. Rosario di Venezia, della Congregazione osservante del B. Giacomo Salomoni, della quale in seguito fu Vicario Generale, cominciò a brillare per un rara santità di vita. Il Signore parve aver esaudita quella sua innocente preghiera fatta da fanciullo, e le sue estasi erano pressoché continue; ebbe anche il dono della profezia e dei miracoli, ma tutto incorniciato da tanta semplice umiltà che tutto in lui sembrava normale e consueto. Non lasciò mai l’insegnamento e ancor giovane conseguì il Magistero e fu Reggente degli Studi. Ebbe tanta grazia nella formazione dei giovani che per tutta la vita gli fu conferito l’Ufficio di Maestro dei Novizi che esercitò anche da Superiore. Non ebbe doti per predicare, ma dal confessionale riportò il frutto di lunghe predicazioni. La sua morte fu bella come la sua luminosa esistenza.

 

18 Gennaio
Santa  Margherita d’Ungheria
Beda   1242  –  1270

La vita di questa soavissima Principessa fu tutta un profumo di amore e di sacrificio, ed essa ben può chiamarsi un’ostia di pace e di propiziazione. Margherita infatti fu consacrata al Signore prima ancora di nascere, dai suoi genitori, i Sovrani d’Ungheria, per scongiurare l’immane pericolo dell’invasione dei Tartari, che portavano ovunque stragi e morte.  Il Cielo accettò placato l’offerta e l’Ungheria fu salva. A tre anni e mezzo la bimba regale fu condotta nel Monastero delle Domenicane di Vesprèm, dove con commovente serietà vestì il bianco Abito. Passò poi nel nuovo Monastero,
costruito per lei dal Re Bela, suo padre, sul Danubio, dove a dodici anni professò solennemente nelle mani del B. Umberto de Romans, quinto Generale dell’Ordine. La bellezza di questo fiore però, oltrepassò i confini della clausura e Re e Principi tentarono strapparla alla sua solitudine: ma Margherita seppe e volle essere solo di Gesù. E mentre i suoi Confratelli con a capo S. Giacinto, spargevano sangue e sudori, per strappare alla barbarie lo sconfinato Settentrione, essa s’immolava silenziosa per ottenere dal Cielo la rugiada fecondatrice. Margherita sapeva inoltre che era stata offerta ostia di pace a Dio per l’Ungheria e volle essere vittima consapevole e volontaria. E chi può ridire le penitenze, le fatiche, le volontarie umiliazioni a cui si sottopose? Tanto ardore ella apprese ai piedi della Croce e da questo sacro fuoco fu presto felicemente consumata. È tradizione che abbia ricevute le sacre Stimmate. Fu canonizzata da Pio XII.

 

19 Gennaio
Beato  Andrea  di  Peschiera
Peschiera – Morbegno  1485

Il Beato Andrea da Peschiera fu il vero Frate Predicatore potente in opere ed in parole, tutto consacrato al bene delle anime, infaticabile nell’evangelizzare intere popolazioni. Prese l’Abito domenicano nel Convento di Brescia e da quello passò in S. Marco di Firenze per compiervi gli studi. In questo venerabile Cenobio fioriva in pieno per opera del Beato Antonio della Chiesa, la riforma voluta dal Beato Raimondo da Capua, e così il nostro Beato si formò non solo ai forti studi, ma anche alle solide virtù. Inviato nella Valtellina a difendervi la fede minacciata dall’eresia, per 45 anni ne fu la vigile sentinella, perlustrando instancabile quelle valli alpine, povero e penitente, come il suo gran Padre Domenico, compiendovi prodigi di zelo. Predicò con ardore la divina parola, confermandovi innumerevoli anime nella fede e richiamandole da tutte le vie del male. Creò nuove Parrocchie, fondò Monasteri, eresse il celebre Convento di Morbegno, che non solo contribuì al rifiorimento della vita regolare nell’Ordine, ma fu un vero baluardo contro l’eresia, la casa della santa predicazione di cui egli fu l’anima senza voler tuttavia accettare mai nessun grado di superiorità. L’unico ufficio a cui ambì e che sempre esercitò con santa gioia fu quello di questuante, anche in questo imitatore fedele del suo glorioso Patriarca. In questa vita di penitenza, di preghiera, d’incredibili fatiche perseverò fino alla più tarda vecchiaia. Il suo corpo è molto venerato in Morbegno dove morì.

 

20 Gennaio
Ven.  Padre   Lorenzo  Lecuyer
Primo Vicario Generale delle Cong.  dei Domenicani Insegnanti.
Seraincurt   1833  –  Caublevie    1883

La Congregazione dei Domenicani Insegnanti, nuovo e fervente virgulto innestato sul robusto tronco dell’Ordine, era sbocciata dal cuore ardente del Padre Lacordaire, il grande Restauratore delle glorie domenicane in Francia, e aveva per scopo l’educazione della gioventù colta, secondo i grandi principi del cristianesimo.  L’immatura morte del P.  Lacordaire lasciò l’opera ai suoi difficili inizi e fu appunto il P. Lecuyer l’uomo suscitato dalla Provvidenza per raccogliere e consolidare la sacra eredità. Egli si era dato a Dio fin dai primi anni; nel Gran Seminario sentì la chiamata alla vita religiosa e ricevette l’Abito di Predicatore dalle mani stesse del P.  Lacordaire. Ma quest’anima grande ebbe a compagno un corpo gracilissimo e non potendo proseguire nelle austerità della Regola risolse di passare a quella più mite del nascente Terz’Ordine Insegnante.  Il Noviziato di questi primi Domenicani Insegnanti, presieduto dal medesimo Fondatore fu austero, ma soffuso di santa gioia. Il P. Lecuyer ordinato Sacerdote a soli 23 anni, fu messo a capo dei Religiosi, ai quali era stata affidata la direzione del Piccolo Seminario di Bourges.  Fu l’inizio della sua bella carriera di educatore e di Superiore.  La salute sempre malferma fu il martirio di tutta la sua vita, ma l’amore dei suoi cari giovani gli fece affrontare lieto ogni sacrificio.  Per 21 anni stette a capo della nascente Congregazione che diresse e consolidò fra enormi difficoltà e in un periodo di indegna persecuzione religiosa, interprete ed esecutore fedele del P. Lacordaire.

 

21 Gennaio
Fra Tommaso  Maria  Marzano
Copertino  1574  –  Napoli  1593

La breve storia di quest’angelico Novizio è tutta intessuta di celestiale candore.  Fu figlio di un distinto giureconsulto e, compiuti i primi studi, fu inviato all’Università di Napoli per seguire la carriera paterna. Felice, così si chiamava il giovane, apparve tra i condiscepoli un altro San Tommaso d’Aquino, per l’applicazione allo studio e per la purità e la nobiltà del tratto. Ma la sua angelica vita esasperava i compagni dissoluti e specialmente un suo fratello, che lo perseguitò fino alle percosse.  Di tutto trionfò la sua virtù e per metterla al sicuro andò a bussare al Convento dei Domenicani di S. Maria della Sanità, dove fu accolto come una benedizione. Suo padre si sentì onorato di questa vocazione e per suo desiderio alla vestizione fu chiamato Tommaso Maria.  Presto l’insolito fervore di questo straordinario Novizio attirò l’ammirazione dei Superiori e dei compagni, ma non ne fu tocca l’umiltà del santo giovane. Viveva sempre raccolto nel suo interno, dove il Signore faceva gustare al suo cuore innocente la dolcezza della sua presenza. A volte, mentre i compagni intonavano qualche laude devota, egli rimaneva estatico e fuori dei sensi.  Mortificatissimo in tutto, sua gioia era obbedire e far piacere agli altri, tanto che ogni qualvolta c’era da fare qualcosa di noioso o di pesante si diceva: “ diciamolo al giumentello del Noviziato”, sicuri di trovare sempre Tommaso Maria pronto e volenteroso.  Ma l’ardore dello spirito consumò presto le forze del corpo e in uno slancio d’amore se ne andò con gli angeli.

 

22 Gennaio
Ven.  Padre  Antonino  Massoulié
Tolosa  1632  –  Roma 1706

La memoria del Padre Antonino Massoulié è circondata di  universale ammirazione. Fu l’autentico Frate Predicatore di antico stampo, ripieno di dottrina, santo, austero, umile e grande, intento a una cosa sola: procurare l’onore di Dio e la salute delle anime.  Entrò nell’Ordine a soli 15 anni e vestì l’Abito nel Convento di Tolosa.  Vi portò un cuore tenero e affettuoso, un ingegno non comune, una saggezza calma e misurata in tutto, aureolata da quella  innata modestia, che è sempre segno di vera grandezza.  Divenuto profondo Teologo, scrisse e insegnò per tutta la vita.  Nell’Ordine e fuori ebbe importantissimi incarichi, fu il braccio destro dei Maestri Generali, il confidente di quattro Pontefici, l’uomo di Dio consultato da Prelati e Cardinali.  Dalla Cattedra e dal Pulpito fece un immenso bene. Profondo conoscitore delle dottrine mistiche, fu il direttore d’anime ideale. Le seppe condurre per la via regale del vero amor di Dio che, come lui stesso si esprimeva, è il fondamento della pietà cristiana.  Per le anime che aspirano alla perfezione di questo amore compose utilissime opere ascetiche e mistiche.  Con gli scritti e con l’insegnamento si oppose validamente all’errore pernicioso del quietismo e del semi-quietismo.  Nei conventi, come Superiore, zelò la vita regolare, specialmente lo spirito d’orazione.  L’ultima malattia trovò il suo corpo estenuato, carico della catena e del cilicio e i fervidi slanci degli ultimi suoi momenti insegnarono ancora

 

23 Gennaio
S.  Raimondo da  Peñafort
Peñafort  1175  –  Barcellona1275

S. Raimondo Peñafort si rappresenta sulle onde del mare, inginocchiato sulla sua cappa che gli fa da barchetta e da vela, avendo egli una volta così compiuto miracolosamente un viaggio di 160 leghe, senza che la sua cappa ne rimanesse minimamente bagnata. Già celebre canonista e Arcidiacono della Cattedrale di Barcellona, a 45 anni s’innamorò dell’austera e apostolica vita dei Frati Predicatori, e nell’abbracciarla intese anche compiere un atto di riparazione, avendo egli dissuaso un giovane, sia pure per buone ragioni, dall’entrare nell’Ordine. È impossibile condensare in poche parole la grandiosa attività di Raimondo nell’Ordine e nella Chiesa onde portare tutte le anime a salvezza.  Nei due anni che tenne la carica di Maestro Generale (1238-1240) a cui spontaneamente rinunziò, portò a termine la codificazione della legislazione domenicana, come aveva riunite le varie leggi e i decreti emanati, nel corso dei secoli, dalla S. Sede: le celebri Decretali, primo saggio di quel Codice di Diritto Canonico, che fu gloria di Pio X. Dispiegò tutto il suo zelo per incitare i giovani Confratelli alle Missioni tra gl’infedeli, specie tra i Saraceni, istituendo apposite scuole di lingue. Suggerì a S. Tommaso d’Aquino di dettare la Somma contro i Gentili.  Sostenne S. Pietro Nolasco nella fondazione dell’Ordine della Mercede per il riscatto degli schiavi, dandogli l’Abito di sua mano e creandolo primo Generale. Operò strepitosi miracoli, ma il più grande fu quello di conservare fra tanta gloria il candore e l’umiltà d’un fanciullo.

 

23 Gennaio
Beato Marcolino da Forlì
Forlì  1317  –  1397

Il 300 fu un periodo di decadenza per l’Ordine Domenicano, come del resto anche per gli altri Ordini.  Ne fu causa principale la peste nera che nei Conventi e nei Monasteri fece vittime senza numero, e lasciando atterriti e scoraggiati i pochi superstiti, aprì l’adito alla mollezza e al disordine.  Non mancarono però religiosi santi e ferventi, i quali seppero efficacemente opporsi al rilassamento generale. Sotto il soffio ispiratore di S. Caterina da Siena, il Beato Raimondo da Capua, appena eletto Generale (1380), chiamò a raccolta tutte le anime di buona volontà per far rinverdire l’orto piantato da S. Domenico.  Tra i molti che risposero all’appello, brilla per la sua incantevole umiltà il B. Marcolino da Forlì.  Egli vestì l’Abito santo nella sua città natale a soli dieci anni, acceso da un fervore superiore alla sua tenerissima età. Il piccolo Novizio fu additato presto come modello di ogni virtù, ma l’ala che fece così rapidamente salire la sua anima angelica fu la continua ricerca di Dio nell’orazione e nel raccoglimento. E il Signore si fece trovare in una preghiera sublime che lo fece vivere più in Cielo che in Terra: solo il campanello della elevazione della Messa lo riscuoteva dalle sue estasi.  Egli non brillò né sulla cattedra né sul pulpito, la sua azione fu silenziosa e nascosta.  Regola, vivente predicò con i luminosissimi esempi della sua vita e rappresentò quell’abbondanza di vita interiore che secondo il pensiero di Domenico doveva essere la viva sorgente della predicazione apostolica.

 

24 Gennaio
Il  Servo di Dio  Tito  Horten
Eberfeld  1882  –  Oldnburg  1936

Il P. Tito Horten nacque in una famiglia assai distinta e profondamente cristiana.  La sua vocazione fu frutto delle ardenti preghiere della piissima madre, che infine ebbe la gioia tanto bramata di vedere due figli consacrati a Dio nell’Ordine di S. Domenico. Anch’essa in seguito prese il velo Monacale. La giovinezza di P. Horten trascorse nello studio e nella pratica delle più nobili virtù. Nel 1909, a studi compiuti, entrò nel Noviziato Domenicano di Venlo.  Iniziò la vita religiosa con fervore non comune, mostrandosi a tutti esempio di rara virtù senza rendersi mai singolare.  Tutto in lui era sereno e composto, illuminato da un raggio di tenera bontà sempre pronta a far piacere e a rendere servizio.  Inviato a Roma per compiere i suoi studi all’Angelicum, vi ricevette anche il Sacerdozio tra indicibile gioia.  Richiamato in Patria fu pronto a tutti i cenni dei Superiori.  Lo zelo ardentissimo delle anime lo rese esperto Direttore, e con ardore si dedicò anche alla sacra predicazione.  Fu più volte Priore a Vechta, dove pure diresse con molto plauso la tipografia da poco fondata.  In tutte queste mansioni il Signore lo provò con molte umiliazioni e contraddizioni.  L’ultima fu la più grande e la più dolorosa e fece di lui un martire.  Ingiustamente sospettato dal Governo per la sua attività a pro delle Missioni della Cina, fu messo in prigione e condannato a due anni di detenzione. La sua adesione alla divina Volontà fu eroica, ma la fibra già logorata, il cuore sensibilissimo non resse, e dopo otto mesi di martirio spirò santamente affranto dal male.  Per grazie e miracoli attribuiti alla sua intercessione fu iniziato il Processo di Beatificazione.

 

25 Gennaio
Beato  Lorenzo  Inglese
XIII   secolo

Il Beato Lorenzo, inglese di origine, fu tra i primi discepoli del Beato Patriarca Domenico.  Ricevette dalle sue mani l’Adito Santo nel Convento di Tolosa, subito dopo la conferma dell’Ordine. Lorenzo fu uomo di grande santità, molto versato nelle sacre scienze, perciò fu scelto dal Beato Fondatore a far parte del piccolo gruppo di Frati inviati a Parigi per fondare un Convento nella celebre città universitaria. Sebbene corroborati dalla benedizione del Padre loro, pure quei devoti viaggiatori non potevano fare a meno di sentire una certa ansietà per un’impresa che sembrava tanto superiore alle loro forze. Ma il Signore in una celeste comunicazione svelò al Beato Lorenzo il felice esito di quella fondazione, come a loro sarebbe stata offerta la Chiesa di S. Giacomo, accanto allaga quale sarebbe sorto il Convento sul quale egli avrebbe riversato le ricchezze della sua grazia, e dal quale sarebbero usciti tanti uomini potenti in opere e in parole per illuminare l’Ordine e la Chiesa.  A queste consolanti promesse tutti i cuori esultarono e con nuovo coraggio si accinsero alla difficile missione.  Le parole del Signore si avverarono interamente e oltre ogni aspettativa. È tradizione che il Beato Lorenzo abbia fondato l’Ordine anche in Scozia.  Ebbe il dono dei miracoli e grande impero sugli spiriti infernali.  Nel suo apostolato fu fecondissimo e pino di meriti si addormentò nel Signore.

27 Gennaio
La Serva di Dio Maria Poussepin
Fondatrice delle Suore Domenicane della Presentazione
Dourdan   1653  –  Sainville   1744

Fu merito della Madre Maria Poussepin ideare e attuare il vero tipo della Suora di Carità Domenicana.  Era questa una forma di vita nuova nel ramo femminile dell’Ordine, che faceva espandere nelle più svariate forme di carità verso il prossimo l’ardente amore di Dio attinto negli esercizi della vita contemplativa.  Era quello il secolo della carità: San Vincenzo de Paoli, e la Paussepin accompagnando la mamma, attiva Dama di S.  Vincenzo, nelle visite ai poveri, prese i primi contatti con i più diseredati, e nel suo cuore innamorato di Dio si accese quella fiamma di compassione e di zelo che doveva rendere così feconda di opere sante la sua centenaria esistenza.  Intanto la giovannee volle iscriversi al Terz’Ordine Domenicano che fioriva nella sua Parrocchia
e di cui ne visse con fervo
re lo spirito. A 30 anni lascia la sua famiglia e gli agi della sua nobile casa per recarsi ad Angeville onde dedicarsi interamente all’educazione delle fanciulle povere.  Negli undici anni passati in quel paesello solo tre fanciulle corrisposero ai suoi insegnamenti.  Questi dolorosi insuccessi non la scoraggiarono, ma, aiutata e diretta da un dotto e santo Domenicano, il Padre Francesco Maspolié, maturò e gettò le prime basi d’un luminoso disegno: fondere la vita attiva e contemplativa secondo l’armonioso concetto dell’Ordine.  Nacquero così le” Suore di Carità Domenicane della Presentazione istituzione vigorosa, il cui lavoro si estende fin nelle lontane Missioni.

 

28 Gennaio
Ven. Padre Vincenzo Marchese
Genova  1808  –  1891

Il Ven. Padre Vincenzo Fortunato non deve confondersi col Padre Domenico Maria Marchese suo omonimo e anch’egli illustre agiografo dell’Ordine Nostro.  Il Padre di Vincenzo Fortunato amò le belle lettere e fu autore drammatico pregiato.  Il giovane d’indole dolce, volto alle cose belle, compì brillantemente gli studi letterari e si dedicò anche allo studio del disegno all’Accademia delle belle Arti. Tutto faceva sperare la più lusinghiera carriera nel mondo, ma egli aspirò alla pace del Chiostro e prese l’Abito domenicano nel 1826 nel Convento della Minerva a Roma, dove pure compì i suoi studi e si laureò. La Cattedra e il pulpito gli si prospettavano e certo egli vi anelava da buon figlio di S. Domenico, ma la poca salute glielo impedì per tutta la vita.  Fu per lui un ben sentito sacrificio, ma adorò sereno la volontà di Dio. Non potendo far risuonare dal pergamo la sua calda e nobile parola, egli comunicò ai fratelli, attraverso lo scritto, i tesori della sua mente e del suo cuore. L’opera che rese immortale il suo nome furono le “ Memorie sugli artisti domenicani “, dove discoprendo all’Ordine una gloria insospettata egli si rivela il genio, l’artista, il Religioso innamorato di Dio, il Santo. Esiliato per ingiusti sospetti politici, dalla Toscana, si ritirò nel Convento di S.  Maria del Castello in Genova, dove passò gli altri  35 anni della sua vita, nello studio e nella preghiera.  Accasciato dalle malattie, privato della vista e dell’udito, mai una nube apparve sul suo viso.  Da figlio tenerissimo della Vergine, la recita del Rosario formò il suo più dolce conforto fino all’ultimo respiro.

 

29 Gennaio
Ven. Madre Suor Raffaella da Faenza
Faenza   –   Prato   1547

Il Savonarola predicando a Prato nel 1495 aveva suscitato in molti giovani cuori accesi desideri di vita perfetta. Un manipolo di queste anime scelte, perseverando nel comune ideale iniziarono nel 1503 il celebre Monastero di S. Vincenzo.  Questo Chiostro benedetto e vaticinato dal lume profetico del grande Riformatore, e creato in germe dalla sua  “parola “ portava impresso un divino sigillo. A pietra fondamentale dello spirituale edificio, la Provvidenza aveva scelto la Ven.  Madre Suor Raffaella da Faenza, una delle nove fondatrici. Anima di robusta fede e di salde virtù, nonostante la giovinezza, fu chiamata a reggere la novella Comunità.  Essa vi portò tutto il suo generoso slancio e le sue rare attitudini.  Un nobile pensiero o meglio una divina ispirazione animò il suo indefesso lavoro: suscitare e ottenere da Dio una gran Santa, perché pensava, senza di essa non avrebbe avuto degno essere il suo Monastero.  Tenera e forte, riuscì a imprimere nel suo caro S.  Vincenzo quell’ardente spirito di fervore che tutta l’animava.  Si dice che portasse sempre la disciplina alla cintola per punire all’atto ogni mancanza. E la Santa venne, frutto delle sue lacrime e delle sue notti passate in ardenti suppliche. Essa ebbe la gioia di ammettere all’Abito e alla Professione Caterina de’ Ricci, la dolce Santa di Prato che con lume profetico soleva chiamare la sua piccola Madre. Allorché questa mistica stella cominciò a brillare essa felice cantò il suo “Nunc dimittis“.  Morì serena e benedicente nell’umile consapevolezza d’aver adempiuta la sua missione.

 

30 Gennaio
Beata Maria Mancini
Pisa   1431

La Beata Maria Mancini fu discepola di S. Caterina da Siena e da lei ereditò l’ardente desiderio del ritorno dell’Ordine al suo primitivo splendore. Dopo aver condotta vita di gran perfezione nello stato del matrimonio e in quello vedovile, anelante al completo sacrificio di sé, entrò in ancor giovane età nel Monastero di Santa Croce, in Pisa. Ma in questo sacro asilo era invalso il deplorevole abuso della vita privata, che, infiltratosi nell’Ordine, ne minava la disciplina regolare fin dalle fondamenta. Animata dai più santi ideali la Beata Maria non si lasciò trascinare dalla corrente.  Le più timide, rianimate dai suoi esempi e dal suo fervore, le si strinsero intorno ed essa vide in breve intorno a sé un bel gruppo di religiose ferventi, tra le quali brillava la giovanissima Clara Gambacorta.  Queste anime elette dettero così inizio a quella vita comune, che poi passando nel nuovo Monastero di S.  Domenico, costruito da Pietro Gambacorta per la figlia Clara, poterono costruire e restaurare in pieno.  Inaugurata in questo novello cenacolo la vita austera e santa voluta dal glorioso Fondatore, lo spirito di Dio incominciò ad operare meraviglie in quei cuori generosi.  La Beata Maria fu rallegrata da celesti visioni, la sua tenera carità meritò di lavare le piaghe a Gesù apparsole in sembianze di giovane piagato.  Alla morte della Beata Clara Gambacorta, che fu la prima Priora del Monastero, le successe nel governo che tenne fino alla beata morte.

 

31 Gennaio
Beato Pinamonte da Bergamo
Bergamo   1265

Questo gran servo di Dio ebbe fin dall’antichità il titolo di Beato, per la grande opinione di santità in cui fu tenuto, sebbene il culto non sia riconosciuto. Appartenne alla nobile famiglia Brattanata ed ebbe la somma ventura di ricevere l’Abito di Frate Predicatore dalle mani stesse del Santo Padre Domenico. A questi illustri Novizi il Beato Padre seppe infondere i suoi forti ideali, affinché fossero le pietre fondamentali ben solide del grande edificio da lui ideato. Il Pinamonte fu il primo Priore del Convento di Bergamo, gelosissimo di conservare intatta l’eredità ricevuta dal Santo Fondatore nello spirito e nella lettera. Fu anche il primo Inquisitore della città istituito dal Pontefice.  Insigne predicatore, per 46 anni lavorò in questo sacro ministero con immenso frutto,riducendo a vita cristiana innumerevoli anime.  Il tratto di rassomiglianza più bello del nostro Beato col suo Beato Padre fu la compassione verso i bisognosi per sollievo dei quali istituì la santa Confraternita della Misericordia che in Bergamo soccorse efficacemente tante miserie, inaugurando nell’Ordine quella bella tradizione di beneficenza che silenziosamente dà vita a tante opere di cristiana carità.  Iddio confermò con molti e illustri miracoli il suo fervido apostolato. Morì confortato da tutti i Sacramenti, col volto raggiante di santa allegrezza.


Questo é stato pubblicato il venerdì, febbraio 20th, 2009 alle 10:38 ed é stato archiviato nel Il Calendario dell'Ordine. Both comments and pings are currently closed.

i commenti sono chiusi.