Vademecum Terza Edizione Messale Romano in lingua italiana

Un uomo chiese ad un prete: “Se Dio è ovunque, perché devo andare in una chiesa?”. Il sacerdote gli rispose: “Tutta l’atmosfera è piena d’acqua, ma quando vuoi bere devi andare ad una fontana oppure ad un pozzo!”.

Non abbiamo solo un corpo da nutrire, ma anche un’anima da coltivare, ed in entrambi i casi non facciamo un favore a nessuno, ma è solo per noi. Altrimenti deperiamo e moriamo …

Per l’articolo originale cliccare sul seguente link: https://www.padrebruno.com/breve-vademecum-per-luso-del-nuovo-messale-in-lingua-italiana-2020/

Premessa

            L’uso, con la I domenica di Avvento, del nuovo Messale approvato dalla Conferenza Episcopale Italiana, dà l’opportunità di ricordare alcuni aspetti riguardanti in generale la liturgia[1] ed in particolare la celebrazione Eucaristica cattolica[2]. Il presente Vademecum si propone come semplice aiuto pratico, immediato ed utile, per vivere nel modo migliore possibile, nella pienezza delle dimensioni inerenti ad ogni persona, spirituali e fisiche, e quindi da figli di Dio, in modo particolare la santa Messa.

Al riguardo, non è fuori luogo ricordare una verità fondamentale: l’avvenimento, il fatto sul quale trova fondamento e ragione l’essere ed il dirsi cristiano: Cristo “… risorto dai morti …” (Mt 28, 7), senza questo convincimento ci potrà essere devozione, potremo fare dei riti, ma non saremo veramente ‘religiosi’ perché alla fine non avremo fede in quanto se non crediamo e viviamo nella certezza che Cristo è risorto vana è la nostra fede (cf 1Cor 15, 14). Infatti: “Il cristianesimo non è una dottrina, ma una comunicazione di esistenza”[3], ed essere cristiani e celebrare l’Eucarestia significa che: “Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga” (1 Cor 11, 26). La celebrazione Eucaristica non è una mera ‘memoria’, che ricorda ciò che è avvenuto nel passato, ma è essenzialmente ‘memoriale’: rende presente il mistero della nostra salvezza che siamo chiamati a vivere, a partecipare, a celebrare, appunto, nell’oggi del dono della vita che Dio ci ha fatto. Non è sufficiente ‘assistere’ passivamente.

La liturgia non è una realtà privata che fedeli, diaconi, presbiteri e vescovi gestiscono come se ne fossero gli esclusivi proprietari: le celebrazioni liturgiche non sono fatti privati! Quindi solo l’autorità competente nella Chiesa ha il dovere-diritto e quindi la competenza a regolare le singole celebrazioni[4]. In questo contesto si spiega la decisione dei Vescovi delle diocesi italiane di procedere ad una nuova edizione del Messale Romano al fine di aggiornare il linguaggio con espressioni che sono risultate più aderenti ad esprimere le verità sostanziali di fedeIn questa prospettiva ognuno coglie immediatamente che il non adeguarsi, per qualsiasi ragione, a quanto ora stabilito dai nostri Vescovi, costituisce una ferita alla comunione ecclesiale, quindi, l’esatto contrario del senso e del significato della celebrazione Eucaristica[5]L’uniformità, richiesta nello svolgimento delle celebrazioni liturgiche, è un’esigenza ed una manifestazione di comunione della libertà dei figli di Dio, e non deve essere assolutamente sentita o vissuta come un’imposizione tesa ad ottenere un mero ordine esteriore che annulla ed ‘appiattisce’ il singolo fedele.

Infine, in questa premessa è onesto e doveroso ricordare[6] che l’Eucaristia non è ordinata al perdono dei peccati mortali (v. Dieci Comandamenti). Questo è proprio del sacramento della Riconciliazione. Il proprio dell’Eucaristia è invece di essere il sacramento di coloro che sono nella piena comunione della Chiesa”[7]Quindi, l’Eucarestia rientra nei ‘Sacramenti dei vivi’, proprio per il fatto che chi si trova in stato di peccato mortale è spiritualmente morto, ed i morti non mangiano, e quindi è sacrilego, oltre che un contro senso, ricevere la santa Comunione quando si è coscienti di vivere in una situazione che contraddice la comunione con Dio ed i fratelli (cf 1Cor 11, 29). Per una presentazione più dettagliata sulla questione, rinvio a: http://www.padrebruno.com/senso-di-colpa-o-senso-del-peccato-esame-di-coscienza-o-dincoscienza/.

Dal punto di vista pratico, tenendo conto delle disposizioni concordate tra la Conferenza Episcopale Italiana ed il Governo Italiano[8] in conseguenza del Covid-19, i fedeli che intendono ricevere la santa Comunione rimangono in piedi al proprio posto, gli altri si mettono seduti. Il fedele per ricevere la santa Comunione, dopo essersi deterso le mani, porge verso il sacerdote la mano destra che sostiene la sinistra (in caso uno sia mancino al contrario), fa la debita riverenza, segno di adorazione, nel momento che il sacerdote depone il corpo di Cristo sul palmo della mano (ben distesa in modo da evitare qualsiasi contatto con le mani del sacerdote) ed immediatamente si comunica[9].

Aggiornamenti nei testi del Gloria e del Padre nostro

Essi sono i seguenti: l’inno del Gloria che viene proclamato nelle domeniche, nelle feste e nelle solennità, modifica il testo d’esordio: non più: “… pace in Terra agli uomini di buona volontà …” ma, aderendo in maniera più fedele al testo originario, sarà: “… pace in Terra agli uomini amati dal Signore …”.                                  

L’altro cambiamento più evidente riguarda il Padre nostro. Due sono le modifiche, l’aggiunta di ‘anche’: “… come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori …” e “… non abbandonarci alla tentazione …” al posto di “… non indurci in tentazione …”. Ecco il testo completo della nuova versione del Padre Nostro:

“Padre nostro che sei nei cieli

sia santificato il Tuo nome

venga il Tuo Regno

sia fatta la Tua volontà

come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano

rimetti a noi i nostri debiti

come ANCHE noi li rimettiamo ai nostri debitori e

NON ABBANDONARCI ALLA tentazione

ma liberaci dal male”.

Altri aggiornamenti

Nei riti di introduzione il verbo ‘sia’ verrà coniugato, più correttamente, al plurale: “La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi”.

Nell’atto penitenziale: “”Confesso a Dio onnipotente e a voi fratelli e sorelle […] E supplico la beata sempre Vergine Maria, gli angeli, i santi e voi, fratelli e sorelle …”. Finora, nella santa Messa, nel Confiteor, si diceva soltanto ‘fratelli’, intendendo uomini e donne. Del resto in questa nuova edizione del Messale in ogni passaggio della santa Messa si fa menzione di ‘fratelli e sorelle’.

Dopo il Santo, nelle Preghiere Eucaristiche, eccetto la I e la IV, invece di “Padre veramente santo, fonte di ogni santità, santifica questi doni con l’effusione del tuo Spirito”, il sacerdote dirà: “Veramente santo sei tu …”.

All’inizio del racconto sull’istituzione dell’Eucaristia,, nell Preghiera Eucaristica II, il celebrante dirà: “… consegnandosi volontariamente alla passione …”, anziché “… offrendosi liberamente alla sua passione …”.

Nelle Preghiere Eucaristiche II, III e IV, nell’intercessione per la Chiesa, con “… tutto l’ordine sacerdotale …” diventa “… con i presbiteri e i diaconi …”. Dove si diceva “… prese il calice del vino …”, si dirà: “… prese il calice colmo del frutto della vite …”.

Ed ancora, al momento dello scambio della pace: “Scambiatevi il dono della pace”, sostituisce “Scambiatevi un segno di pace”.

Inoltre, il sacerdote dirà: “Beati gli invitati alla cena dell’Agnello”, e non più “… del Signore”.

Infine, abbiamo unanuova formula del congedo al termine della messa: “Andate e annunciate il Vangelo del Signore”.

Di seguito alcuni altri aspetti che conviene tenere presenti per ‘vivere la celebrazione’, estratti dall’OGMRMi limito qui solo ad elencarli, per evitare un testo troppo lungo, al fine di tenerli presenti, invitando ad approfondirli personalmente.

CAPITOLO II: STRUTTURA, ELEMENTI E PARTI DELLA MESSA

II. I DIVERSI ELEMENTI DELLA MESSA

Il modo di proclamare i vari testi

38. Nei testi che devono essere pronunziati a voce alta e chiara dal sacerdote, dal diacono, dal lettore o da tutti, la voce deve corrispondere al genere del testo, secondo che si tratti di una lettura, di un’orazione, di una monizione, di un’acclamazione, di un canto; deve anche corrispondere alla forma di celebrazione e alla solennità della riunione liturgica. Inoltre si tenga conto delle caratteristiche delle diverse lingue e della cultura specifica di ogni popolo”.

Gesti e atteggiamenti del corpo

“42. I gesti e l’atteggiamento del corpo sia del sacerdote, del diacono e dei ministri, sia del popolo devono tendere a far sì che tutta la celebrazione risplenda per decoro e per nobile semplicità, che si colga il vero e pieno significato delle sue diverse parti e si favorisca la partecipazione di tutti[10]. Si dovrà prestare attenzione affinché le norme, stabilite da questo Ordinamento generale e dalla prassi secolare del Rito romano, contribuiscano al bene spirituale comune del popolo di Dio, più che al gusto personale o all’arbitrio. L’atteggiamento comune del corpo, da osservarsi da tutti i partecipanti, è segno dell’unità dei membri della comunità cristiana riuniti per la sacra Liturgia: manifesta infatti e favorisce l’intenzione e i sentimenti dell’animo di coloro che partecipano”[11].

“43. I fedeli stiano in piedi dall’inizio del canto di ingresso, o mentre il sacerdote si reca all’altare, fino alla conclusione dell’orazione di inizio (o colletta), durante il canto dell’Alleluia prima del Vangelo; durante la proclamazione del Vangelo; durante la professione di fede e la preghiera universale (o preghiera dei fedeli); e ancora dall’invito Pregate fratelli prima dell’orazione sulle offerte fino al termine della Messa, fatta eccezione di quanto è detto in seguito.

Stiano invece seduti durante la proclamazione delle letture prima del Vangelo e durante il salmo responsoriale; all’omelia e durante la preparazione dei doni all’offertorio; se lo si ritiene opportuno, durante il sacro silenzio dopo la Comunione.

S’inginocchino poi alla consacrazione, a meno che lo impediscano lo stato di salute, la ristrettezza del luogo, o il gran numero dei presenti, o altri ragionevoli motivi. Quelli che non si inginocchiano alla consacrazione, facciano un profondo inchino mentre il sacerdote genuflette dopo la consacrazione.

Spetta però alle Conferenze Episcopali adattare i gesti e gli atteggiamenti del corpo, descritti nel Rito della Messa, alla cultura e alle ragionevoli tradizioni dei vari popoli secondo le norme del diritto. Nondimeno si faccia in modo che tali adattamenti corrispondano al senso e al carattere di ciascuna parte della celebrazione. Dove vi è la consuetudine che il popolo rimanga in ginocchio dall’acclamazione del Santo fino alla conclusione della Preghiera eucaristica e prima della Comunione, quando il sacerdote dice Ecco l’Agnello di Dio, tale uso può essere lodevolmente conservato.

Per ottenere l’uniformità nei gesti e negli atteggiamenti del corpo in una stessa celebrazione, i fedeli seguano le indicazioni che il diacono o un altro ministro laico o lo stesso sacerdote danno secondo le norme stabilite nel Messale”.

“44. Fra i gesti sono comprese anche le azioni e le processioni: quella del sacerdote che, insieme al diacono e ai ministri, si reca all’altare; quella del diacono che porta all’ambone l’Evangeliario o il Libro dei Vangeli prima della proclamazione del Vangelo; quella con la quale i fedeli presentano i doni o si recano a ricevere la Comunione. Conviene che tali azioni e processioni siano fatte in modo decoroso, mentre si eseguono canti appropriati, secondo le norme stabilite per ognuna di esse”.

Il silenzio

Il silenzio previsto nella liturgia Eucaristica non deve essere inteso soltanto come esteriore, mera assenza di rumori, ma come presenza di Dio. Quindi, esso è il contesto indispensabile per incontrare Dio, per ascoltarlo, per ringraziarlo ed adorarlo.

“45. Si deve anche osservare, a suo tempo, il sacro silenzio, come parte della celebrazione. La sua natura dipende dal momento in cui ha luogo nelle singole celebrazioni. Così, durante l’atto penitenziale e dopo l’invito alla preghierail silenzio aiuta il raccoglimentodopo la lettura o l’omelia, è un richiamo a meditare brevemente ciò che si è ascoltatodopo la Comunione, favorisce la preghiera interiore di lode e di supplica.

Anche prima della stessa celebrazione è bene osservare il silenzio in chiesa, in sagrestia, nel luogo dove si assumono i paramenti e nei locali annessi, perché tutti possano prepararsi devotamente e nei giusti modi alla sacra celebrazione”.

III. LE SINGOLE PARTI DELLA MESSA

A) Riti di introduzione

L’introito

Antifona d’ingresso

48. Se all’introito non ha luogo il canto, l’antifona proposta dal Messale Romano viene letta o dai fedeli, o da alcuni di essi, o dal lettore, o altrimenti dallo stesso sacerdote che può anche adattarla a modo di monizione iniziale (Cf. n. 31)”. Quindi è proclamata prima del segno della croce con il quale inizia la celebrazione.

Atto penitenziale

“51. Quindi il sacerdote invita all’atto penitenziale, che, dopo una breve pausa di silenzio, viene compiuto da tutta la comunità mediante una formula di confessione generale, e si conclude con l’assoluzione del sacerdote, che tuttavia non ha lo stesso valore del sacramento della Penitenza”.

B) LITURGIA DELLA PAROLA

Il silenzio

56. La Liturgia della Parola deve essere celebrata in modo da favorire la meditazione; quindi si deve assolutamente evitare ogni forma di fretta che impedisca il raccoglimento. In essa sono opportuni anche brevi momenti di silenzio, adatti all’assemblea radunata, per mezzo dei quali, con l’aiuto dello Spirito Santo, la parola di Dio venga accolta nel cuore e si prepari la risposta con la preghiera. Questi momenti di silenzio si possono osservare, ad esempio, prima che inizi la stessa Liturgia della Parola, dopo la prima e la seconda lettura, e l’omelia terminata”.

La preghiera universale

71. Le intenzioni si leggono dall’ambone o da altro luogo conveniente, da parte del laico diacono o del cantore o del lettore o da un fedele”.

C) Liturgia eucaristica

Il sacerdote celebrante durante l’offertorio ricordi di dire sottovoce le parole per l’offerta del pane e del vino se contemporaneamente si svolge il canto, altrimenti:

“Se non si esegue il canto di offertorio, il sacerdote può dire questa formula ad alta voce; al termine il popolo può acclamare:

BENEDETTO NEI SECOLI IL SIGNORE” (Messale Romano, p. 325).

Frazione del pane

Agnello di Dio

“83. Abitualmente l’invocazione Agnello di Dio viene cantata dalla schola o dal cantore, con la risposta del popolo, oppure la si dice almeno ad alta voce. L’invocazione accompagna la frazione del pane, perciò la si può ripetere tanto quanto è necessario fino alla conclusione del rito. L’ultima invocazione termina con le parole dona a noi la pace”. Quindi, in mancanza del coro, l’assemblea stessa può dire l’Agnello di Dio[12].

Comunione

Antifona alla Comunione

“87. Se invece non si canta, l’antifona alla Comunione proposta dal Messale può essere recitata o dai fedeli, o da alcuni di essi, o dal lettore, altrimenti dallo stesso sacerdote dopo che questi si è comunicato, prima di distribuire la Comunione ai fedeli”. Quindi è proclamata prima della distribuzione della santa Comunione ai fedeli.

105. b) Il commentatore, che, secondo l’opportunità, rivolge brevemente ai fedeli spiegazioni ed esortazioni per introdurli nella celebrazione e meglio disporli a comprenderla. Gli interventi del commentatore siano preparati con cura, siano chiari e sobri. Nel compiere il suo ufficio, il commentatore sta in un luogo adatto davanti ai fedeli, non però all’ambone”.

CAPITOLO III
UFFICI E MINISTERI NELLA MESSA

III. MINISTERI PARTICOLARI

Il ministero dell’accolito e del lettore istituiti

“98. L’accolito è istituito per il servizio all’altare e per aiutare il sacerdote e il diacono. A lui spetta in modo particolare preparare l’altare e i vasi sacri, e, se necessario, distribuire straordinario l’Eucaristia ai fedeli di cui è ministro”. Nel ministero dell’altare, l’accolito ha compiti propri che egli stesso deve esercitare (Cf. nn. 187-193)”.

99. Il lettore è istituito per proclamare le letture della sacra Scrittura, eccetto il Vangelo; può anche proporre le intenzioni della preghiera universale e, in mancanza del salmista, proclamare il salmo interlezionale.
Nella celebrazione eucaristica il lettore ha un suo ufficio proprio (Cf. nn. 194-198), che egli stesso deve esercitare”.

Gli altri compiti

100. Se manca l’accolito istituito, si possono designare, per il servizio dell’altare in aiuto al sacerdote e al diacono, altri ministri laici che portano la croce, i ceri, il turibolo, il pane, il vino, l’acqua. Essi possono essere anche incaricati per distribuire la Comunione come ministri straordinari”.

101. Se manca il lettore istituito, altri laici, che siano però adatti a svolgere questo compito e ben preparati, siano incaricati di proclamare le letture della sacra Scrittura, affinché i fedeli maturino nel loro cuore, ascoltando le letture divine, un soave e vivo amore alla sacra Scrittura”.

Quanto qui detto per il Lettore istituito (cf anche OGMR, nn. 194-195), vale anche per colui che lo supplisce per incarico temporaneo/occasionale[13]. Si ricorda, inoltre, che nel caso in cui un membro dell’assemblea sia chiamato a proclamare la lettura/e o il salmo, faccia l’inchino profondo quando arriva davanti all’altare, prima della proclamazione, e dopo, quando ritorna al suo posto. Nel caso ci siano più letture, il primo lettore si pone davanti all’altare dopo aver proclamato la lettura ed insieme al secondo lettore, che nel frattempo sarà arrivato per proclamare la lettura (o nel caso il Salmo) successiva, fa l’inchino all’altare prima di ritornare al suo posto nell’assemblea e mentre il secondo si reca all’ambone (cf infra nn. 274-275)

Inoltre si tengano presenti i successivi numeri, al fine di cogliere il senso di servizi e funzioni durante i diversi tipi di celebrazione. Esse si trovano al:

CAPITOLO IV
DIVERSE FORME DI CELEBRAZIONE DELLA MESSA

I. MESSA CON IL POPOLO

B) MESSA CON IL DIACONO

“194. Nella processione all’altare, in assenza del diacono, il lettore, indossata una veste approvata, può portare l’Evangeliario un po’ elevato; in tal caso procede davanti al sacerdote; altrimenti, incede con gli altri ministri”.

“195. Giunto all’altare, fa’ con gli altri un profondo inchino. Se porta l’Evangeliario, accede all’altare e ve lo depone. Quindi va ad occupare il suo posto in presbiterio con gli altri ministri”.

“196. Proclama dall’ambone le letture che precedono il Vangelo. In mancanza del salmista, può anche proclamare il salmo responsoriale dopo la prima lettura”.

“197. In assenza del diacono, dopo l’introduzione del sacerdote, può proporre dall’ambone le intenzioni della preghiera universale”.

“198. Se all’ingresso o alla Comunione non si fa un canto, e se non vengono recitate dai fedeli le antifone indicate nel Messale, le può dire il lettore al tempo dovuto (Cf. n. 48, 87)”.

II. MESSA CONCELEBRATA

Per la Santa Messa concelebrata, si ricorda ad ogni singolo sacerdote:

218Le parti che sono pronunciate da tutti i concelebranti, in modo particolare le parole della consacrazione, che tutti sono tenuti ad esprimere, si devono recitare sottovoce, in modo che venga udita chiaramente la voce del celebrante principale. In tal modo le parole sono più facilmente intese dal popolo. Le parti che devono essere dette insieme da tutti i concelebranti, se sul Messale sono musicate, è bene che vengano cantate”.

IV. ALCUNE NORME DI CARATTERE GENERALE PER TUTTE LE FORME DI MESSA

Genuflessione e inchino

274. La genuflessione, che si fa piegando il ginocchio destro fino a terra, significa adorazione; perciò è riservata al Ss.mo Sacramento e alla santa Croce, dalla solenne adorazione nell’Azione liturgica del Venerdì nella Passione del Signore fino all’inizio della Veglia pasquale.

Nella Messa vengono fatte dal sacerdote celebrante tre genuflessioni, cioè: dopo l’ostensione dell’ostia, dopo l’ostensione del calice e prima della Comunione. Le particolarità da osservarsi nella Messa concelebrata sono indicate a suo luogo (Cf. nn. 210-251).

Se nel presbiterio ci fosse il tabernacolo con il Ss.mo Sacramento, il sacerdote, il diacono e gli altri ministri genuflettono quando giungono all’altare o quando si allontanano, non invece durante la stessa celebrazione della Messa.

Inoltre genuflettono tutti coloro che passano davanti al Ss.mo Sacramento, se non procedono in processione.

I ministri che portano la croce processionale o i ceri, al posto della genuflessione fanno un inchino col capo”.

275. Con l’inchino si indicano la riverenza e l’onore che si danno alle persone o ai loro segni. Vi sono due specie di inchino, del capo e del corpo:

a) L’inchino del capo si fa quando vengono nominate insieme le tre divine Persone; al nome di Gesù, della beata Vergine Maria e del Santo in onore del quale si celebra la Messa.

b) L’inchino di tutto il corpoo inchino profondo, si fa: all’altare; mentre si dicono le preghiere Purifica il mio cuore e Umili e pentiti; nel simbolo (Credo) alle parole: E per opera dello Spirito Santo; nel canone romano, alle parole: Ti supplichiamo, Dio onnipotente. Il diacono compie lo stesso inchino mentre chiede la benedizione prima di proclamare il Vangelo. Inoltre il sacerdote, alla consacrazione, si inchina leggermente mentre proferisce le parole del Signore.

Conclusione

Per tutti, nessuno escluso, queste brevi annotazioni, siano l’occasione per ripensare e recuperare, in spirito di comunione ecclesiale, il dono che Dio, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, ci ha fatto, evitando così di sprecare un qualcosa di unico e prezioso. Maria Santissima, interceda per ciascuno di noi la grazia di essere come Lei docili, accoglienti e fecondi. Ella che ha custodito e meditato i misteri della misericordia di Dio, ci aiuti a non essere figli ingrati, indaffarati o distratti, ma ci aiuti ad essere persone che fanno tesoro dei doni ricevuti per condividerli con amore con i fratelli, divenendo così uomini e donne di pace, che vivono consapevolmente ed in rendimento di grazia il mistero della loro salvezza: unica, vera ed eterna.

Santuario di Santa Maria del Sasso
Bibbiena (AR), 15-XI-2020
Festa di sant’Alberto Magno, O. P.
Dottore della Chiesa e Patrono degli scienziati

P. Bruno, O. P.


[1] “… culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia …” (Sacrosanctum Concilium, n. 10).

[2] “Il nostro Salvatore nell’ultima cena, la notte in cui fu tradito, istituì il sacrificio eucaristico del suo corpo e del suo sangue, onde perpetuare nei secoli fino al suo ritorno il sacrificio della croce, e per affidare così alla sua diletta sposa, la Chiesa, il memoriale della sua morte e della sua resurrezione: sacramento di amore, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, nel quale si riceve Cristo, l’anima viene ricolma di grazia e ci è dato il pegno della gloria futura” (Sacrosanctum Concilium, n. 47).

[3] S. Kierkegaard, Diario, Brescia 1949, vol. II, p. 38.

[4] Cf Codice di Diritto Canonico, cann. 837, § 1; 838, §§ 1(n)-4 e le loro fonti conciliari di cui sono disciplinari traduzioni. Da ora in poi citato: CIC/83. In questo servizio l’Autorità procede con la sola preoccupazione di essere fedele custode di ciò che ha ricevuto da Cristo che, in quanto tale, non può cambiare anche se questo non significa che non ci sia progresso ed aggiornamento proprio per una maggiore fedeltà. Illuminante al riguardo quanto scritto da san Vincenzo di Lerins: “Qualcuno forse potrà domandarsi: non vi sarà mai alcun progresso della religione nella Chiesa di Cristo? […] Bisognerà tuttavia stare bene attenti che si tratti di un vero progresso della fede e non di un cambiamento. Il vero progresso avviene mediante lo sviluppo interno. Il cambiamento invece si ha quando una dottrina si trasforma in un’altra” (Primo Commonitorio, Cap. 23). Infatti: ” … occorre che questa dottrina certa ed immutabile, alla quale si deve prestare un assenso fedele, sia approfondita ed esposta secondo quanto è richiesto dai nostri tempi. Altro è infatti il deposito della Fede, cioè le verità che sono contenute nella nostra veneranda dottrina, altro è il modo con il quale esse sono annunziate, sempre però nello stesso senso e nella stessa accezione. Va data grande importanza a questo metodo e, se è necessario, applicato con pazienza; si dovrà cioè adottare quella forma di esposizione che più corrisponda al magistero, la cui indole è prevalentemente pastorale” (Giovanni XXIII, Discorso in occasione della solenne apertura del Concilio Vaticano II, 11-X-1962, n. 6. 5, in http://www.vatican.va/content/john-xxiii/it/speeches/1962/documents/hf_j-xxiii_spe_19621011_opening-council.html, consultato il 19-XI-2020).

[5] Cf CIC/83, can. 209, §§ 1-2. Si tenga presente: dei fedeli che partecipano alla celebrazione Eucaristica non si può dire che ‘concelebrano’ (cf Giovanni Paolo II, Lett. Dominicae Cenae, 24-II-1980, n. 9 in EV 7/190-194; Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Istr. Redemptionis sacramentum, 25-III-2004, n. 42, in EV 22/2228;
Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 1140-1141. Da ora in poi citato CCC).

[6] Al riguardo notava giustamente ed argutamente il Card. Biffi: “Intanto direi di non confondere i fedeli con i clienti …”  Inoltre, evidenziava che non ci sono frasi ‘pastorali’, ma esclusivamente ci sono frasi vere e frasi false e che non è onesto fare un’antologia della Sacra Scrittura “… nel disegno di Dio non è la nostra cortesia che salverà la gente, o l’audience, ma è la verità che salverà la gente. La verità ci farà liberi’ [Gv 8, 32: “… conoscerete la verità e la verità vi farà liberi]” (G. Biffi, L’Aldilà, Torino 1998, pp. 21-23). Più specificatamente in riferimento alla liturgia, ammoniva: “… quanto elevata sia la nobiltà e quanto sostanziosa la ricchezza delle celebrazioni liturgiche, che perciò andranno compiute sempre con cuore attento e compreso, con dignitosa gravità, senza fretta e senza arbitrari mutamenti nelle parole e nei riti. Guidare il popolo di Dio alla piena intelligenza dei misteri che celebra è uno dei compiti permanenti di ogni pastore d’anime” (G. Biffi, Liber Pastoralis Bononiensis, Bologna 2003, p. 184).

[7] Cf CCC, n. 1395.

[8] Cf Protocollo del 7-V-2020, 3. 4; Protocollo del 25-VI-2020, Risp I.

[9] Cf Messale Romano, Città del Vaticano 2020, Ordinamento Generale del Messale Romano, n. 160. Da ora in poi citato OGMR.

[10] Cf Sacrosanctum Concilium, nn. 30, 34 ed anche il n. 21

[11] Le citazioni sono integralmente prese dall’‘OGMR, nostro è il grassetto per evidenziare alcuni punti.

[12] Cf anche OGMR, n. 155.

[13] Cf CIC/83, can. 230, §§ 2-3.

Celebrazioni (Autunno – Inverno 2020-2021)

FERIALE:
Da Lunedì a Giovedi‘  Ore 7,10:  S.Messa e Lodi 
Venerdì Ore 7,10: S. Messa e Lodi   – ore 17,00:  S.Messa e Vepri 
Sabato – Ore 7,10: S.Messa e Lodi – Ore 16,15: S. Rosario e Vespri – Ore 17,00:  Messa Vespertina della Domenica 
FESTIVO:
Ore 8,10: Lodi – Ore 8,30 e 10,30: SS.Messe –Ore 16,15: Santo Rosario e Vespri –  Ore 17,00:  S.Messa
Celebrazioni Particolari – Mese di Novembre
Domenica 1° Novembre:Solennità di tutti i Santi-orario festivo solito
Lunedì 2 Novembre: Commemorazione dei fedeli defunti nel Santuario – Sante Messe alle ore 7,10 e 17,00 nella cappella del cimitero – S. Messa alle ore 15,00
Sabato 7 Novembre: Memoria di tutti i Santi Domenicani
Domenica 15 Novembre:S. Alberto Magno, Domenicano, Dottore della Chiesa
Lunedì 23 Novembre: ore 21,00- Celebrazione mariana a ricordo della Apparizione
Domenica 29 Novembre: Prima Domenica di Avvento
Celebrazioni Particolari – Mese di Dicembre
Martedì 8 Dicembre: Solennità Immacolata Concezione, con orario festivo solito 
Novena in preparazione al S. Natale, dal 15 Dicembre al 23, alle ore 21,00

 

ORARIO DI APERTURA DEL SANTUARIO Tutti i giorni:
Feriali: 07.00 – 12.00 ; 15.30 – Tramonto del sole 

Festivi: 08.00 – 12.00 ; 15.30 – Tramonto del sole

Il 23 di ogni mese, alle ore 21.00, Celebrazione mariana a ricordo dell’Apparizione